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29/12/2004 | Carovana Ya Basta! Una visita a Radio La Colifata
“Io non sono pazzo sono “colifato”, pazzi sono quelli che fanno la guerra”

Una visita a Radio LA COLIFATA


Durante la carovana di YA BASTA! in Argentina gli attivisti hanno fatto una visita all’ospedale neuropsichiatrico Josè T. Borda, dove si svolge un'esperienza cominciata 13 anni fa proposta dallo psicologo Alfredo Oliviera quando ancora frequentava il primo anno di università.
I pazienti dell’ospedale gestiscono una radio che trasmette dall’interno del nosocomio.
I “yabastini” sono stati ricevuti con una calda e curiosa accoglienza, hanno fatto un'intervista in diretta sulla loro visita e l'esperienza manicomiale in Italia, sulle nuove proposte del governo Berlusconi rispetto alla Legge 180.
Poi fuori trasmissione hanno fatto conversazione con i pazienti, e i presenti di origine italiana, hanno colto l’occasione per esprimere con piacere la lingua dei genitori.
La Colifata è un progetto che si propone degli obiettivi che riguardano i pazienti e la comunità esterna, nel campo clinico terapeutico e nel campo comunitario per combattere lo stigma e l'emarginazione. Per arrivare a tutto il territorio ritrasmettono i microprogrammi creando un “ponte” con altre radio nazionali, proponendo uno spazio di comunicazione diretta con gli ascoltatori, facendo mettere in discussione i pregiudizi e riflettendo sui miti della follia, miti che danno come certo che la follia sia qualcosa di pericoloso, violento o idealizzandola come forma romantica e poetica.

Alfredo dice che la “certezza diventa domanda” e questo da luogo alla prima istanza, quella della riflessione. La seconda è quella dell'azione, dove gli ascoltatori hanno la possibilità di contribuire con le proprie iniziative al progetto de La Colifata e a sviluppare la loro soggettività; un lavoro di promozione e prevenzione della salute nel campo comunitario.
I pazienti che si trovano a trasmettere e finalmente a poter parlare con libertà, si incontrano con le mille voci degli ascoltatori, che anche attraverso i loro dubbi, paure e pregiudizi iniziali, danno un’opportunità alla parola e al legame sociale soprattutto grazie alla circolazione orizzontale dell’informazione.
Un esempio è quello di un ascoltatore che appassionato dell'onda corta, ha gestito il programma da una radio dell'Antartide, ed è stato sentito da tutto il mondo; in seguito lo hanno invitato a scrivere in diverse riviste, questo ha permesso anche a lui uno spazio proprio e ai pazienti di allargare lo spazio comunicativo e ricevere lettere da tanti paesi.
Allora l’obbiettivo a livello comunitario può essere quello di mettere a disposizione e autogestire un canale per tutti utilizzando il mezzo democratico della comunicazione.
Una esperienza che permette di promuovere le risorse di salute della comunità senza essere psichiatri, psicologi, operatori psichiatrici, semplicemente dal proprio saper fare.
Alfredo lo definisce come un progetto politico, etico-terapeutico, ed estetico.
Politico perché cerca di trasformare la realtà istituzionale con l’obiettivo di criticare radicalmente l’esperienza manicomiale; nel piano etico-terapeutico si crea uno spazio dove si recupera e si produce soggettività e contemporaneamente, insieme ai terapeuti, si utilizza lo strumento-radio per impostare i progetti “di presa in carico” di ogni paziente; ed estetico in quanto il dolore si trasforma in metafora, i pensieri dei pazienti vengono percepiti come poesia da chi ascolta e risponde, avvicinandoli e sentendosi così nuovamente persone, un modo di rompere i muri che separano quelli che stano dentro da quelli che stanno fuori.
Colifata, o colifato, vuol dire pazzo in senso affettuoso, ed è stato scelto dagli ascoltatori dopo che i pazienti avevano proposto 40 nomi da dare alla loro radio.
Le trasmissioni vengono fatte dall’esterno dei padiglioni, all’aperto, perché non ci sono le risorse economiche.

“Aqui hace un poco de frio però el calor humano està presente”
(qui fa un po’ freddo ma il calore umano è sempre presente) dice la voce di un paziente che trasmette.

Attualmente sono riusciti a costruire uno studio dove possono lasciare tutta l'attrezzatura della radio, ottenuta grazie a una festa “colifata” organizzata a Barcellona con musicisti della strada, che con l’appoggio di Manu Chao, hanno registrato un cd mixando le canzoni con le voci dei pazienti che trasmettono in uno studio artigianale.
Il disco si chiama “La Colifata, siempre fui loco”, che viene distribuito e venduto dagli stessi musicisti in Spagna e dai pazienti del Borda in Argentina.
Un sistema di distribuzione più giusto, dove un 80% è per i gruppi venditori e il 20% è per i costi di produzione e i progetti, ha permesso di dare lavoro ai pazienti, come il caso di un donna che prima chiedeva l’elemosina per le strade di Buenos Aires.

Avremo la possibilità di conoscere, ascoltare e discutere con Alfredo e uno dei protagonisti della radio, in una tavola rotonda che si presenterà nella quinta edizione della Rassegna MALATI DI NIENTE a Jesi nel mese di maggio 2005, dove sarà presente anche Simonetta Di Girolamo che lavora a Parigi con l’Atelier du non faire.

Il sito della radio è www.lacolifata.org dove si può incontrare tutto ciò che riguarda questo interessante progetto.

In Italia è stato realizzato un video da Valentina Monti e Mirta Morrone.
Video che sarà presentato nella rassegna “Malati di niente”, con immagini delle votazioni fatte dai pazienti del Borda nelle elezioni presidenziali del 2003, votazioni simboliche, perché in Argentina gli internati nei manicomi hanno i diritti costituzionali sospesi.

Chi è interessato al cd “La Colifata, Siempre fui loco” o ad avere maggiori informazioni può contattare direttamente l’associazione Ya Basta! Marche, [email protected].


- Visita il sito di Radio "La Colifata"

- Vai allo speciale Carovana Ya Basta! Argentina 2004

- Il sito dell'ass. Ya Basta!
 



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